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Il Salame Romagnolo
Bertini Daniele propone di riportare
in tavola il salame della tradizione contadina della nostra zona,
quando il maiale veniva lavorato in casa e il salame stagionato
rappresentava appunto la prelibatezza da gustare in casa, e da
offrire con orgoglio a parenti ed amici, accompagnato ad un buon
bicchiere di vino.
La mia esperienza di vita vissuta da giovane
in campagna, ma ancor oggi vicino e partecipe a questa realtà,
la mia passione e ricerca sulle usanze del mangiare di una volta,
inteso come scelta di una materia prima eccellente, la più
casereccia possibile, e come metodo di preparazione semplice,
curato e seguito con amore, la mia esperienza sui salumi, tutti
mangiabili, ma lontani nel sapore e profumo dalla nostra tradizione
contadina, tutto questo giustifica e può far capire la
mia scelta.
Ritornando al salame che una volta, ed ancor oggi, presso poche
fortunate famiglie, viene fatto in casa, anche da testi scritti
sulla nostra usanza, si può certamente affermare che in
tutta la Romagna, la scelta delle carni per fare il salame era
la stessa, si sceglievano le carni a colorazione rosa chiaro,
quindi l'intero lombo (lonza) le rifilature del prosciutto e della
spalla, e del lardo di schiena, di cui una parte tagliati a mano
( i lardelli), mentre le carni a colorazione più scura
si adoperavano per fare la salsiccia.
Era diverso, a seconda di certe zone o abitudini, il tipo di vino
adoperato nella preparazione del salame (vino bianco o rosso)
oppure alcuni aggiungevano il "cognac", il vino veniva
filtrato attraverso in sacchetto di tela con dentro l'aglio schiacciato,
la percentuale di sale si aggirava attorno ai gr 28 x 1.000, mentre
vino e pepe venivano messi a "occhio" cioè quanto
bastava.
Il salame prendeva poi il nome dal tipo di budello naturale del
maiale.
Il salame "gentile" di pezzatura più lunga e
grossa, e la "filzetta" più corta e sottile.
Attualmente il salame nostrano che viene prodotto e commercializzato
dai salumifici della nostra zona (Romagna), ha tagli di carne
diversa da quelli della nostra tradizione contadina, esempio il
lombo (la lonza), viene sostituita dalla spalla e dalla pancetta,
pezzature che erano destinate alla salsiccia passita.
Quindi anche se gli aromi sono più o meno gli stessi, escluso
i conservanti di oggi, cambia come colore, sapore, profumo, e
un "salame nostrano" si può definire senza ombra
di dubbio buono ma non come quello di una volta, un salame "compro",
cioè acquistato in negozio.
Qui sta la differenza: la mia proposta vuole
portare al palato dei più esigenti un "salame romagnolo"
che si possa definire "buono come quello di una volta, come
un salame fatto in casa".
Il salame "romagnolo" alla fine si
differenzia da tutti gli altri salami regionali e nazionali proprio
per la qualità del tipo di carni scelte per la lavorazione,
(il lombo) che nella stagionatura acquisisce un profumo e una
fragranza superba ed un gusto sapido che, a mio parere, pone questo
salume ai vertici della classifica delle specialità locali
riscoperte e da riscoprire.
Voglio con queste ulteriori righe puntualizzare una cosa: intendo
salvaguardare questo modo di fare il salame, ancorato al nostro
territorio, mediante un marchio registrato corredato con un disciplinare
di produzione, seguendo poi personalmente il salumificio che vorrà
concorrere alla produzione del salame con il marchio di "salame
romagnolo".
Il salumificio attenendosi al disciplinare di produzione, dovrà
essere in regola con il servizio nazionale sanitario ed europeo,
avere le autorizzazioni CEE e le certificazioni richieste, fornire
analisi sia biochimiche che nutrizionali sul prodotto, concorrere
a valorizzare il prodotto, in ambito nazionale ed estero, finalizzato
ad un riconoscimento comunitario.

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